Si era seduta nell’autobus, meno affollato del solito, e mentre la musica andava nelle sue orecchie alternava lo sguardo dal finestrino alle persone che le stavano di fronte. Ascoltava la musica e pensava variamente a dieci cose diverse, saltellando da un pensiero a un altro. Alla solita fermata era scesa, aveva acceso una sigaretta e si era incamminata verso casa, intorno a sé un vento tiepido e le auto che si fermavano per far attraversare i pedoni sulle strisce, i semafori, stranamente, quella sera non funzionavano.
- Scusi, mi sa indicare la metropolitana? Mi, mi sono perso…
Il signore che le stava chiedendo una banalissima e usuale informazione sembrava vagamente agitato, solo agitato e nulla di più.
- Guardi, è qui vicino, basta che giri a sinistra, all’angolo.
Rispose senza pensarci troppo, pensava che sarebbe finita lì e non sapeva che, invece, sarebbe iniziata una conversazione alquanto insolita.
- Scusi mi può far vedere per favore… ho problemi… non vedo bene.
- Certo, è proprio qui vicino.
- Ho appena lasciato la mia compagna
- …….
- L’ho mandata a fanculo! Dopo due anni, mi trattava male… ho fatto bene?
- …….eh…
Lei non era riuscita a fare a meno di esitare, dentro di sé aveva subito ricordato almeno tre episodi simili e aveva pensato “Eccone un altro…” poi aveva risposto con un “sì” quasi sussurrato, tentennante, un “sì” che in realtà si leggeva “cosa posso mai saperne io e come posso dirle se ha fatto bene o no?”. L’uomo, sulla quarantina, aveva subito continuato.
- Mi trattava male, mi trattava male! Ma lei, lei ci starebbe con un uomo che la tratta male?
- No, certo che no.
- Scusi eh, non è per attaccare bottone, ma mi ha appena lasciato.
Lei era rimasta perplessa… non era stato lui a mandarla a quel paese?
- Immagino…
La risposta era stata vaga e lei già guardava l’angolo pensando che avrebbe potuto cambiare il suo normale percorso, che normalmente la faceva passare proprio accanto alla fermata della metropolitana, per dividere la sua strada da quella dell’uomo abbandonato dalla compagna che lo trattava male.
- Dopo due anni mi ha detto che non mi voleva più. Che vuol dire?
- Non so.
- Ma secondo lei è normale? Che vuol dire? Che significa?
A questo punto lei si sentiva in dovere di rispondere, ma per dire cosa? Magari qualcosa del tipo: “Guardi è assolutamente normale, può capitare che dopo due settimane, due mesi, due anni… una persona si renda conto di non amare più l’altra, può succedere per un'infinità di motivi e, a volte, un motivo scatenante non c’è neanche, l’amore può durare una vita o esaurirsi naturalmente”. Poi si era ricordata, però, che non è così semplice spiegare che non si ama più “e basta” perché l’altro, chi viene lasciato, ha bisogno di un motivo e se dici “ti lascio perché non ti amo più” e specifichi che il motivo è solo questo, che non c’è nessun altro, che lui non ha sbagliato niente e che non ti ha fatto nessun torto… l’altro non ci crede, non riesce a capirlo. “Non ti amo più” è il motivo più valido di tutti, ma quello che viene compreso meno, perché chi viene lasciato ha bisogno di un motivo concreto contro cui scagliare la sua amarezza.
Mentre lei si stava ingarbugliando i pensieri l’uomo abbandonato dalla donna che lo maltrattava aveva insistito, di nuovo.
- Scusi se glielo chiedo ma che vuol dire secondo lei?
- Dipende dai casi…
Se l’era cavata così, lui non era proprio dello stato d’animo adatto per dirgli in modo crudo che è una cosa normale, che può succedere, ma istintivamente non le era riuscito nemmeno di mentirgli del tutto.
- Guardi la metropolitana è lì.
- Grazie grazie… scusi per lo sfogo.
- Di niente.
Nello spazio di trenta passi quell’estraneo aveva condiviso con lei un momento di intimo malessere, di profonda rabbia e malinconia. Dopo tutto, ci aveva pensato e non era riuscita a capire, in modo inequivocabile, se quell’uomo fosse un pazzo o se il dolore per l’abbandono fosse stato così forte da avere il bisogno immediato di raccontarlo a qualcuno, per cercare di buttarlo fuori da sé come primo tentativo per metabolizzare il tutto. E la sua rabbia nei confronti della donna che lo aveva lasciato era chiaramente la prima fase dell’elaborazione del lutto (leggi perdita).
Si era girata, dopo aver attraversato le strisce pedonali e dall’altra parte della strada lo aveva visto mentre, meccanicamente e con lo sguardo assente, come se fosse altro da sè, scendeva le scale per accedere alla metropolitana.