Le strade parallele (o no?) della stima e dell'affetto
Ci circondiamo di persone, non è necessario impelagarsi in dissertazioni sociologiche per capire che l'uomo è un animale sociale, non bisogna essere certo dei geni per capirlo, diciamo pure che va abbastanza da sé.
Ora, nei confronti di tutte le persone che ci circondano, e di cui volutamente ci circondiamo, proviamo una serie di complessi emozionali che vanno dall'affetto, alla stima, alla simpatia. Non consideriamo in questo caso le presenze negative, quelle (tranne nei casi di devozione al masochismo o per qualsiasi altra ragione occulta) tendiamo ad escluderle dalla nostra vita.
Affetto e stima. Dunque. Viaggiano in parallelo? Non credo, non necessariamente almeno. Prima di tutto due rette parallele non si incrociano mai, così dicono o almeno è quello che ricordo, mentre invece affetto e stima possono incrociarsi, anzi è auspicabile che accada.
Sono due cose diverse, va bene, ma che relazione hanno? L'affetto è qualcosa di spontaneo, può nascere da un'empatia, a pelle, e crescere per motivi a volte incomprensibili, tanto che a volte poggia addirittura su delle contraddizioni. La stima, invece, è qualcosa di ragionato, non nasce per caso, poggia su un pensiero lineare e logico, almeno per chi la prova. Entrambi hanno bisogno di molto tempo per consolidarsi e maturano lentamente.
Affetto e stima possono non coincidere su una stessa persona. Ci sono delle persone a cui vogliamo bene e basta, altre di cui abbiamo una certa stima ma per cui non proviamo affetto. Il meglio, inutile dirlo, è voler bene a una persona per cui si prova una profonda stima, è un amplesso emozionale, difficile da raggiungere, nella maggior parte dei casi ci sono infiniti stadi che stanno in mezzo, più vicini all'una o all'altra cosa.





