domenica, 17 febbraio 2008

Le strade parallele (o no?) della stima e dell'affetto

Ci circondiamo di persone, non è necessario impelagarsi in dissertazioni sociologiche per capire che l'uomo è un animale sociale, non bisogna essere certo dei geni per capirlo, diciamo pure che va abbastanza da sé.
Ora, nei confronti di tutte le persone che ci circondano, e di cui volutamente ci circondiamo, proviamo una serie di complessi emozionali che vanno dall'affetto, alla stima, alla simpatia. Non consideriamo in questo caso le presenze negative, quelle (tranne nei casi di devozione al masochismo o per qualsiasi altra ragione occulta) tendiamo ad escluderle dalla nostra vita.
Affetto e stima. Dunque. Viaggiano in parallelo? Non credo, non necessariamente almeno. Prima di tutto due rette parallele non si incrociano mai, così dicono o almeno è quello che ricordo, mentre invece affetto e stima possono incrociarsi, anzi è auspicabile che accada.
Sono due cose diverse, va bene, ma che relazione hanno? L'affetto è qualcosa di spontaneo, può nascere da un'empatia, a pelle, e crescere per motivi a volte incomprensibili, tanto che a volte poggia addirittura su delle contraddizioni. La stima, invece, è qualcosa di ragionato, non nasce per caso, poggia su un pensiero lineare e logico, almeno per chi la prova. Entrambi hanno bisogno di molto tempo per consolidarsi e maturano lentamente.
Affetto e stima possono non coincidere su una stessa persona. Ci sono delle persone a cui vogliamo bene e basta, altre di cui abbiamo una certa stima ma per cui non proviamo affetto. Il meglio, inutile dirlo, è voler bene a una persona per cui si prova una profonda stima, è un amplesso emozionale, difficile da raggiungere, nella maggior parte dei casi ci sono infiniti stadi che stanno in mezzo, più vicini all'una o all'altra cosa.

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sabato, 16 febbraio 2008

L'occhio allenato
 
la saponetta sfuggente e
   
il velo di Maya

Raccontiamo la nostra vita continuamente. Molte volte ci viene chiesto. Molte altre siamo noi stessi a chiedere. Tra tanti discorsi, quanto traspare realmente di noi? Probabilmente dipende in gran parte da quanto vogliamo lasciar passare e da quanto, invece, lasciamo nelle foto conservate in un cassetto o in una cartella protetta sul desk. Poi però ci sono anche quei piccoli segnali, piccole saponette che ci scivolano di mano e di cui quasi non ci accorgiamo, piccoli segnali che solo l'osservatore attento, magari interessato, riesce a cogliere. L'occhio allenato (in)segue la saponetta sfuggente.
Mi chiedo se, in fondo, quel velo di Maya riusciamo prima o poi a sfilarlo e a farcelo sfilare e, se sì, quanto tempo ci vuole?

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mercoledì, 13 febbraio 2008

                                          Un esempio di vero a m o r e

irripetibile

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domenica, 10 febbraio 2008

Tutte cose lasciate a metà

a metà

postato da: cupiditas alle ore 17:28 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 06 febbraio 2008

Ever green...

"Basta che io prenda un giornale, e mi metta a leggere, e mi sembra di vedere degli spettri, che scivolano e sgusciano fra le righe... ah, devono essere tanti, innumerevoli come i granelli di sabbia nel mare... e noi tutti viviamo nell'ombra, timorosi della luce, della chiarezza, della verità..."
Henrik Ibsen

Il dramma "Spettri" del norvegese Ibsen è stato scritto nel 1881.

postato da: cupiditas alle ore 20:02 | Permalink | commenti
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