
Ombre Bianche

La notte. Sei in volo dopo ore di attesa, lenta, estenuante, quasi non reale. La stanchezza sfoca i ricordi e quelle persone, che non conosci e che non riconosceresti, con cui parli per caso. Arrivi che è buio, ci sono delle persone che ti stanno aspettando che invece riconosceresti tra mille. Brividi di affetto ti percorrono mentre le saluti, neanche la stanchezza può alterare certe cose. Prosegui il viaggio con loro. Parli e ti parlano e dici a te stessa che è meraviglioso stare fisicamente vicino alle persone che ami. Già, è meraviglioso, lo hai sempre saputo, però con il tempo hai anche realizzato che non riuscirai mai ad avere tutte le persone che ami in un luogo solo. E allora? Cosa farai? Continuerai ad essere trottola o nomade o pellegrina? Un po’ in posto e un po’ in un altro fino a quando l’altrove sarà ovunque? Ed ogni volta cercherai di consolarti e consolare, o ad immaginare di farlo, con una serie di innumerevoli frasi fatte, quelle frasi che assomigliano ai cibi precotti, che non sanno di niente. Per fortuna non è sempre così, per fortuna ci sono quegli incontri veri, sinceri, che rimarranno comunque. A tratti fai fatica a non chiudere gli occhi, quando li riapri ti sembra di non riconoscere certi scorci e la cosa comincia ad infastidirti, ma forse sarà il sonno, è notte fonda, sei stanca e stordita. È quasi mattina, rientri in camera tua, perfettamente in ordine, la guardi, sfiori qualche oggetto per recuperarne la memoria, per riappropriarti di quel ricordo. Non è la stanza dove hai dormito la sera prima, la ricordavi perfettamente, ma è passato del tempo e non tutto è come lo avevi lasciato, forse per questo senti una sorta di estraneità persino a ciò che è tuo. Confondi il tempo e domani dovrai cercare di riappropriarti di ieri. Qualche giorno, per camminare con equilibrio su quel filo, senza vertigini. E poi ti metti al volante, accendi il motore e continui ad andare, non sai esattamente dove, ma mentre guidi ascolti musica e pensi e assapori libertà e ti rendi conto che riesci ancora a sognare e che quei sogni vale la pena inseguirli e possibilmente raggiungerli perché sin dall’asilo l’importante non è mai stato solo partecipare e il contrario equivale ad una di quelle frasi precotte dette con sorriso ipocrita smorzato. Continui a sognare e a guidare e non sai di preciso dove ti fermerai, ci saranno ancora partenze, soste più o meno lunghe, guasti più o meno gravi, sarai da sola o con compagni di viaggio importanti, necessari o occasionali… un viaggio non programmato, senza tempi, in continua evoluzione, suscettibile a tempeste, uragani, non si sa fin dove arriverai, potresti anche fermarti, la meta è un’idea, però potresti anche arrivare fino in fondo. Lo scoprirai domani.
"Tutto è gratuito, questo giardino, questa città e io stesso. Quando capita di accorgersene, viene il voltastomaco e tutto comincia ad oscillare; ecco la nausea".
Jean-Paul Sartre