giovedì, 16 novembre 2006

E poi c'è il mare

Una pienezza pacata. Ti avvicini lentamente al mare e piu' si fa imminente quest'immensità più ti riempie. E trovi ancora la forza di sorprenderti. Senti i gabbiani, i pescatori riposano, un'anima solitaria consuma il suo pranzo. E potresti anche sparire adesso, con il mare, portartelo via, con questa pienezza pacata e silenziosa, con quest'acqua riccia per il vento lieve. Quest'acqua che non riesce a stare ferma e che ti ricorda qualcuno, si muove, esplora, accarezza punti fermi e poi va via, abbandona, muore e rinasce ogni volta. Non ti sembra terribile neanche la precarietà se la guardi così, malgrado l'incertezza di domani, malgrado quel senso strano che si aggroviglia allo stomaco e lo stringe facendo venir meno la terra sotto i piedi. A tratti, quando cerchi di pensare al futuro e proietti qualcosa al di là di quello che potresti realmente sostenere. Adesso, però, stai bene. Rimetti la penna in borsa, posa la carta e vai verso ciò e chi ti aspetta, questo mare lo puoi portare con te, non ingombrerà. 

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domenica, 12 novembre 2006

Bevo a piene mani,

dei piccoli passi

che muovono sogni.

 

E accarezzo l’aria

e spalanco gli occhi

sulla notte.

 

La pelle di confine

e piccoli piaceri

sulla punta delle dita.

postato da: cupiditas alle ore 13:26 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 12 novembre 2006

Acqua. Labbra. Occhi.

 

È incredibile come a volte stimoli assolutamente diversi possano produrre gli stessi effetti. Mi viene in mente il pianto, gli occhi grevi di lacrime, pieni di riso o di dolore. Certo, ci sono differenze nell’espressione del viso, indiscutibili. Il dolore produce smorfie nelle pieghe della pelle, si riconosce così un viso greve di sofferenza, e la pelle è il testimone per eccellenza. Questi visi hanno una pelle diversa, sembra una pelle invecchiata anzitempo, offerta alle intemperie del dolore senza protezione. Quando invece il pianto è figlio della gioia quegli occhi bagnati sorridono, perché non si sorride mai con le labbra, si sorride con gli occhi. Me lo fece notare tempo fa l’amica che gioca a fare la cinica. Mi disse: “Prendi una foto in cui ci sono delle persone che sorridono e prova a coprire loro le labbra”. Lo feci, quanti sorrisi in meno. Sorrisi che scomparivano dietro volti tirati a fatica a festa. Peccato.

postato da: cupiditas alle ore 13:24 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 06 novembre 2006

Una ciglia mi è rimasta sull'unghia, ieri sera.

Perchè mi fermo a guardarla? Non saprei, non saprei proprio. Nonostante tutto rimango lì a fissarla e non voglio toglierla, esito, ci vedo un po' dello sguardo, il mio, in quella ciglia che si è staccata, che è gia altro, che non fa più parte del mio corpo eppure si aggrappa ancora a qualcosa di me.
Solo una ciglia insignificante. O no?
Nell'evanescenza dei miei discorsi mi muovo lentamente mentre penso a quello che sto facendo, domani compro una penna nuova e inizio un nuovo capitolo. Perchè oggi, un oggi di qualche giorno fa, piove e quel tintinnio leggero aggredisce e penetra i miei bagagli. Gli occhi stanchi e una nuova casa che farò mia e che probabilmente appena sarà mia del tutto dovrò abbandonare, ma ancora non è tempo, non voglio pensarci, voglio solo farla mia. Le nuove strade, sembra assurdo definirle nuove ma per me lo sono, i vicoli e le piazze che iniziano a disegnare nuovi orizzonti. Un sorriso che percepisco dietro una voce amica, fa sorridere anche me. Nuovi volti da incorniciare, ma ho appena iniziato a dipingerli.

postato da: cupiditas alle ore 14:41 | Permalink | commenti (5)
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