mercoledì, 26 aprile 2006

immobile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Potrebbe volare.

Eppure se ne sta lì.

Immobile.

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domenica, 23 aprile 2006
Artifizi

Sessanta l’una, ottanta l’altra. Parlo di anni. Approssimativamente. E parlo delle due donne viste ieri, madre e figlia, passeggiavano. L’immagine è particolare, non so neanche bene perché trattandosi di persone che conosco da tempo, ma nelle loro rughe ho letto una particolare quiete, nell’espressione del viso un’insolita tranquillità, nelle naturali smorfie una frequente simpatia, quella che deriva dall’inversione dei ruoli. Curate ma senza nemmeno un filo di trucco. Le preferisco. Le preferisco a quelle donne che si ostinano a non accettare gli anni che passano e che si ricoprono il viso con l’ennesima maschera. Le preferisco anche a quelle quarantenni che si vestono e comportano come delle quindicenni. Mi viene in mente la donna di Fogazzaro e il senso del ridicolo. Il discorso è identico per gli uomini. Capelli perfettamente in tinta a fronte di un’età che glielo vieterebbe, una bestemmia, un’ingratitudine verso il tempo, perché gli uomini, quasi sempre, migliorano con gli anni, acquistano fascino e interesse.

Il discorso è sulla presa di coscienza, sull’essere presenti a se stessi, sulla comprensione del tempo che passa, perché passa. Potrebbe sembrare improprio quanto detto visto che chi scrive ha solo varcato la soglia del quarto di secolo (tra l’altro detto così sembra un traguardo più grosso di quello che realmente è). Un’attenuante è che sempre chi scrive si vede attribuita di norma un’età superiore a quella reale e la cosa non la preoccupa né infastidisce (a parte quella volta a Sol quando un tizio senza qualità smanioso di intuizioni brillanti si ostinava a sostenere che l’età fosse superiore a quella dichiarata, insistendo, ma non fa testo: il fastidio derivava dall'insistire sfrenato non dall'intuizione sbagliata). Venticinque sono diversi da venti e da quindici, l’importante è stare comunque bene e coltivare il proprio vissuto che si trasforma. Insomma, per il momento i nervi sono saldi e confido che continueranno ad esserlo. Vorrei un giorno essere una vecchia felice (parlando di me stessa posso evitare le formule di cortesia), una vecchia che nelle sue rughe sa rivedere ciò che ha visto, risentire ciò che ha sentito, rivivere ciò che ha vissuto e non quanto tempo le resta, una vecchia che guardandosi dietro possa dire di essere serena, non perché non ha mai sbagliato ma perché anche gli sbagli le sono serviti a qualcosa.
postato da: cupiditas alle ore 18:00 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 23 aprile 2006
 . A capo

Alle persone che soffrono la noia: tutto finisce.

Incalcolabili giornate di un campionato tedioso che sembrava essere finito prima di iniziare, che sembrava non avere niente da dire in quanto alla meta più alta. Sembrava tutto già deciso. Invece no. Adesso tutto è possibile.

Mai dare niente per scontato. Intendo anche nella vita.

Mai pensare di essere arrivati. C’è sempre una strada nuova da percorrere e da percorrere meglio.

Migliorarsi sempre.

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mercoledì, 19 aprile 2006
primaverapparente
postato da: cupiditas alle ore 22:33 | Permalink | commenti
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giovedì, 13 aprile 2006

Presunzioni 

Un intrigo profondo, un dubbio violento da sopportare. L’infinito e le sue definizioni. Un labirinto di pensieri che si avviluppa sempre di più su se stesso. Le categorie dello spazio, per cui siamo abituati a vedere la corporeità delle cose, e del tempo, per cui tutto inizia e finisce, sono dei limiti forti che non sempre ci permettono di cogliere fino in fondo l’infinito come qualcosa senza fine e per sempre. L’unico modo per appropriarci di alcune sensazioni è sfruttare le produzioni della mente, l’immaginazione, quella che fa pensare ad un cielo stellato oltre ciò che si riesce a vedere ed oltre i nostri limiti percettivi.

Si può vivere comunque. Si può vivere anche senza porsi delle domande esistenziali. Oltretutto ad una grossa schiera di persone disturba parlare di certe cose. È una strana sensazione di fastidio che le preme, le schiaccia e loro credono, si illudono, che sia solo noia. La considererei diversamente, la chiamerei spleen, forse rende meglio l’idea. Forse si può vivere anche meglio senza porsi troppi interrogativi, ma forse a volte pensando e ripensando qualche risposta si trova. Forse è bene chiudere gli occhi al primo contatto con le lenzuola, ma forse è meglio addormentarsi con lo sguardo volto alla finestra e alla luna piena oltre il vetro. Forse mi sto ponendo troppo domande, ma forse è meglio così.

postato da: cupiditas alle ore 16:13 | Permalink | commenti (2)
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