domenica, 26 marzo 2006
 

Vai in un posto, ti fermi, poi ritorni…

Vivi.

 

Eppure parte di quello che sei stato, che hai fatto, va perduto. Ti rimangono delle immagini, delle parole, degli spazi dentro che sono destinati a cambiare, a evolversi in qualche modo.

Sfocato e imperfetto oppure nitido e vivo. Il passato appartiene sempre, in una certa misura, anche al presente. È un po’ come se noi, assolutamente impotenti davanti al tempo, così terribilmente inarrestabile e sfuggente, potessimo sfidarlo e illuderci di vincere. 

Forse, in fondo è un bene. Ricordiamo ciò che ha significato qualcosa. 

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Ascolto Mozart. Con un certo trasporto, non capisco bene il perché. Ricordo all’improvviso di un periodo preciso della mia vita che aveva camminato intensamente e spesso su queste note e a come l’incanto, spezzandosi, mi avesse alienato poi da questo cammino e da queste note. Avevo rimosso, credevo, ma dopo qualche tentennamento tutto è riaffiorato. Senza difficoltà.

Altro ricordo.

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Il ricordo di un incedere bianco e azzurro che adesso, e solo adesso, mi porta ai paesaggi invernali dominati da una coltre di neve livellante. Il viso sfocato, eppure non è passato molto tempo. Mi chiedo perché non riesco a ricordare perfettamente i tratti del suo viso, le piccole curve delle sue labbra, gli occhi che contemplavano in una quasi assenza mistica ciò che vedevano. Forse ricordo quanto è necessario. Una foto, mai scattata, non avrebbe potuto essere più forte delle emozioni che mi porto dentro.

postato da: cupiditas alle ore 15:33 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 20 marzo 2006

Scaglie

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Spazi. Volteggi indefiniti nell'aria.

postato da: cupiditas alle ore 15:49 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 20 marzo 2006

Ante

A cinque anni il mio desiderio più grande era avere un tappeto volante. Ricordo di momenti in cui stavo sospesa, assente e con il pensiero volavo sul mondo, lo osservavo, mi fermavo a contemplarlo e poi ripartivo per abbandonarmi alla spensieratezza ludica di mille piroette nell’aria. Senza cadere.

Non sapevo neanche quanto grande fosse il mondo e la cosa meravigliosa è che allora non aveva nessuna importanza. Adesso ne avrebbe?

Quando mi chiedevano dove mi sarebbe piaciuto andare io rispondevo un generico lontano, che allora era praticamente un non senso, anche se credevo di avere la perfetta cognizione e padronanza di ciò che dicevo. Con il pensiero potevo andare ovunque e ovunque mi sarei sentita libera.

Nessuno volle disincantarmi.

Chi ti ama non ti disincanta.

Più tardi mi resi conto che era tutto un sogno, ma il piacere che si prova da piccoli rimane, quando mi rivedo, ripenso, a volte colgo uno strano sorriso sulle mie labbra e non so bene se sia più nostalgia o il fatto che io continui a pensare che quel tappeto volante, un giorno, sarà mio.

Forse l’illusione e la forza sono tutte qui.

postato da: cupiditas alle ore 11:07 | Permalink | commenti
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venerdì, 17 marzo 2006

La strada. Al volante sul finire del giorno. Lo stereo acceso ed una canzone che mi ricorda qualcuno, forse semplicemente qualcosa. Il piede che spinge sull'acceleratore e le immagini che abbandonano troppo velocemente il mio campo visivo. Non riesco a comprenderle... tanto sono altrove. Poi un brivido, ultima scossa di una tempesta di emozioni che credevo consumata. Lì, su quella nota. Perchè sto correndo? Forse sarebbe meglio godersi tutto e godere di tutto. Lentamente. Decelero e scopro all'improvviso di stare bene.   

postato da: cupiditas alle ore 16:25 | Permalink | commenti (6)
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